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18 gennaio 2007

Try - Nelly Furtado

Ero in macchina poco fa, con la radio accesa: hanno messo questa canzone e mi sono resa conto che non la ascoltavo da tanto, troppo tempo. Così mi sono ritrovata a cantarla, con le lacrime agli occhi.. Non so perchè mi faccia questo effetto, ma ogni volta che la ascolto mi smuove l'anima: forse la melodia stupenda, o le parole terribilmente vere..
Perchè è così, la vita, è proprio così. Che ci piaccia o no c'è poco di prevedibile e molto di imprevedibile; e nei rapporti ci sono momenti in cui non hai più niente da dare, ti hanno risucchiato tutte le forze, tutti i sentimenti, ma c'è chi ti sta davanti e ti chiede ancora e ancora.. e non è facile capire se e quanto si può ancora tirar fuori da se stessi. E se ne valga realmente la pena.

All of the moments that already passed
we'll try to go back and make them last
all of the things we want each other to be
we never will be
and that's wonderful, and that's life



Try
All I know

Is everything is not as it's sold
but the more I grow the less I know
And I have lived so many lives
Though I'm not old
And the more I see, the less I grow
The fewer the seeds the more I sow

Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try
Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try

I wish I hadn't seen all of the realness
And all the real people are really not real at all
The more I learn the more I cry
As I say goodbye to the way of life
I thought I had designed for me

Then I see you standing there
Wanting more from me
And all I can do is try
Then I see you standing there
I'm all I'll ever be
But all I can do is try
Try

All of the moments that already passed
We'll try to go back and make them last
All of the things we want each other to be
We never will be
And that's wonderful, and that's life
And that's you, baby
This is me, baby
And we are, we are, we are, we are
Free
In our love
We are free in our love

16 gennaio 2007

è inizio settimana: davanti lunghi giorni di lavoro, lavoro, e ancora lavoro; stress, decisioni difficili da prendere, riunioni e programmazioni. si torna a casa, e ci sono milioni di altri problemi a cui far fronte. a volte è troppo, anche per chi ha le spalle forti.
poi la salvezza: una strada, una corsia, l'acqua, del tempo da usare per se stessi: il nuoto. allora iniziano 3/4 d'ora devastanti, in cui l'istruttore martella: delfino, poi stile, poi dorso, poi ancora stile.. si fanno km senza accorgersi.
ma la fatica, lo sforzo muscolare, la concentrazione sono neutralizzati dalla grinta, dallo stress che scivola via dalle spalle, dalle sensazioni che rimanda l'acqua, dall'idea di poter essere vivi anche in un ambiente che non è il nostro, in cui non si può respirare... e poi c'è l'orgoglio di sentire il proprio corpo rispondere alla resistenza dell'acqua, i muscoli che si rinforzano, le vasche che si percorrono con sempre minor fatica, il cuore che batte, i compagni di vasca che scherzano.
sentirsi liberi di esistere e di respirare, ecco cosa intendo.


6 gennaio 2007

incomunicabilità

d'altra parte, perchè dio ci avrebbe creati maschi e femmine? se non per farci impazzire dietro a continui momenti di INCOMUNICABILITA'??
reduce da giorni e giorni terribili con alessandro, sono stanca: non mi piacciono i litigi che non portano a niente, non mi piace dover CEDERE sempre, non mi piacciono i compromessi estenuanti.
so che nei rapporti ci sono alti e bassi (ricordi di gioventù), ma così è logorante: commettiamo errori, discutiamo, litighiamo, ci arrabbiamo, ci amareggiamo e poi cerchiamo di fare pace; ma il risultato è una tregua, che ci lascia spossati, privi di forza, guardinghi sui rispettivi sentimenti. non è stare insieme, questo, è aggrapparsi al sentimento che si pensa di provare e cercare di andare avanti, ignorando i problemi. e non mi piace, non ho mai voluto che le mie giornate scorressero così e non lo voglio di certo ora.
non ci capiamo, in questo momento: non riusciamo a capire quello che proviamo, quello che vogliamo e, per quel che mi riguarda, non riesco a comunicarti tutte queste cose, ale.
penso che una soluzione ci sia, ma bisogna trovarla, e io non so come.
se qualcuno ha suggerimenti, li scriva, please.


10 dicembre 2006

Semplicemente stupenda



Semplicemente Ilaria.

6 dicembre 2006

maledetta stampante

maledetta stampante. è partito tutto da te questo pomeriggio e si conclude in maniera disastrosa con te stanotte.
la stampante è la peggior nemica di un laureando: almeno questo mi suggerisce l' esperienza personale.
dopo 20 ore di lavoro estenuante sulle ultimissime modifiche alla tesi, dato l' appuntamento improrogabile con la copisteria domani, la mia cartuccia decide di lasciare questo mondo, e mi comunica la proprie dimissioni.
alessandro era da 2 ore a casa mia, che cercava di riempire i momenti di noia dati dalla mia assoluta non voglia di comunicare; io stampavo 2 delle 5 copie della tesi. fino a che - ahimè - l' addio della cartuccia nera.
merda. merda. ancora merda.
non ho finito niente, non ho concluso nulla, sono una stupida imprevidente e sto facendo perdere ore di sonno prezioso al buffo. il nervoso cresce, l' ansia sale, la paura che la tesi non risulti come vorrei si fa sentire.. e io mi sfogo con l' unica persona che al momento riesce a sopportarmi. e, naturalmente, è un disastro.
ale si offre di terminare lui le stampe, poi mi dice che farà fare delle fotocopie della tesi domani, prima della rilegatura: io mi arrabbio ancora di più - non so poi per che motivo - do di matto e la serata, che poteva essere piacevole, si conclude con un litigio. poi lui se ne va.
perfetto, serata idilliaca. tento di chiamare ale, almeno per un bacio o un abbraccio, ma la tecnologia mi è nuovamente nemica: ale non sente la suoneria del cellulare, e il mio bisogno di un abbraccio si risolve in un nulla.
ma domani è un altro giorno, disse rossella.
scusami alessandro. sono talmente concentrata su me stessa e sulla tesi che non riesco a vedere nient' altro, a voler sapere di te, di quello che ti succede, della tua vita in università, della tua famiglia, del basket.. sono così dannatamente egoista.
scusami se puoi..


29 novembre 2006

Stanchezza serale


Milano logora.
Prendere il treno, cercare posto, scendere nella calca,
buttarsi nella metro.
Risalire in superficie.
In questo grigiore autunnale che ti spegne.
Uscire di nuovo da lezione, stesso tragitto direzione opposta. Ora di punta.

Sono in ritardo, il treno parte.
Provo a riprenderlo prendendo il passante.
Il vagone è pieno, la gente si accalca.

Niente, anche questa volta non ce l'ho fatta.
Il treno era partito in orario e la coincidenza è saltata.
Aspetto il prossimo che, coincidenza, è in ritardo.

Non ci son posti a sedere.
Mi siedo a Meda e son talmente stanco
che mi appisolo subito. Manca poco e sono arrivato.
Ecco scendo, due colpi di pedali e sono a casa.

La giornata è finita e sono distrutto, ho bisogno di riposare.
Dovrei prendere dei ritmi meno stressanti e riposarmi di più.

Oggi prometto vado a letto presto,
domani mattinata di studio e un piccolo esame.

Notte Ila, notte a tutti.